Digitalizzazione e Transizione Ecologica: Quello Che i Media Non Dicono.


Introduzione.

Negli ultimi anni, sentiamo parlare sempre di più di digitalizzazione e transizione ecologica. Sono le parole d’ordine, pronunciate giornalmente da ogni media mainstream, che promettono un paradisiaco futuro più sostenibile e avanzato. Ma c’è un lato di questa storia che raramente viene affrontato in modo completo. In questo articolo, esploreremo i punti chiave di questa discussione, cercando di fornire una visione obiettiva basata su dati concreti.

Il Consumo Invisibile di Acqua.

Uno degli aspetti meno discussi della digitalizzazione è il suo consumo di risorse idriche. È sorprendente scoprire che si è calcolato che solamente per “addestrare” il modello di intelligenza digitale GPT-3, sono stati necessari almeno 700.000 litri d’acqua. Se quella è la quantità servita solo per “inizializzare” l’intelligenza artificiale, quanti litri servono per le normali funzioni quotidiane di questo sistema usato da milioni di utenti ogni giorno? Quanti per Facebook? Quanti per Google? E per Amazon? Questo impatto idrico considerevole solleva domande sul futuro della gestione delle risorse idriche e sulla sostenibilità della digitalizzazione. Considerato il fatto che molte persone sul pianeta non hanno alcun accesso all’acqua potabile viene da chiedersi quanto sia green e, soprattutto, etico l’utilizzo massiccio di una simile tecnologia.

Le Emissioni Nascoste.

Le emissioni dovute ai sistemi elettronici e all’infrastruttura digitale stanno aumentando in modo esponenziale. Entro il 2025, si stima che queste emissioni rappresenteranno l’8,5% delle emissioni totali, paragonabili a quelle prodotte da tutti i veicoli leggeri in circolazione. Questi dati aprono seri dubbi su quelli che sono i reali fini di questa transizione ecologica e, soprattutto, puntano il dito su quelli che sono i reali colpevoli dell’inquinamento globale.

L’Energia Necessaria.

La nostra dipendenza dalla tecnologia digitale richiede una quantità significativa di energia. Invio di email, video streaming, e altre attività digitali contribuiscono al consumo energetico globale. Ad esempio, l’invio di una mail con un grosso allegato può richiedere energia equivalente a una piccola lampadina accesa per un’intera giornata. Questi dati fanno emergere interrogativi sul nostro attuale stile di vita digitale e, soprattutto, quanto sarà applicabile in un futuro fatto di scarsità energetica a causa della guerra.

La Questione dei Materiali.

La produzione di dispositivi elettronici richiede una vasta gamma di materiali, tra cui rame, cobalto, coltan, oro e argento. L’estrazione di questi materiali spesso comporta problemi sociali e ambientali, tra cui lo sfruttamento, il lavoro minorile e il neo-colonialismo. La transizione ecologica basata su tali risorse solleva domande sull’effettiva eticità e sostenibilità di questo processo.

Il Problema dei Rifiuti.

La gestione dei rifiuti tecnologici rappresenta una sfida crescente. Il volume annuale di rifiuti tecnologici, che include dispositivi elettronici e pannelli solari, continua a crescere e raggiungerà 74 milioni di tonnellate entro il 2030. Tuttavia, solo una piccola percentuale, il 17,4%, viene effettivamente riciclata. Il problema del destino dei rifiuti tecnologici e la necessità di una gestione effecente dello smaltimento fanno crescere ulteriori perplessità intorno a questa transizione imposta dall’alto.

Conclusioni.

La digitalizzazione e la transizione ecologica, pianificate nel modo in cui è stato fatto dall’ élite, sono evidentemente un pretesto per raggiungere fini più oscuri. Gli evidenti controsensi che emergono da una rapida analisi delle problematiche correlate mettono in risalto un progetto la cui utilità risulta spiegabile solo se orientato verso altri inquietanti scopi.

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